IN GRECIA CON MIA MADRE AI TEMPI DELLA CRISI – DELFI I PARTE Helen the warrior

Ho visto la Grecia della crisi, l’ho percorsa in più tappe fra 2012 e 2013 con una speciale compagna di viaggio, mia madre. Ho voluto vivere queste esperienze con lei perché sono convinto che la condivisione con chi amo radicalizzi le esperienze stesse, e è stato così. Questi percorsi in Grecia con lei sono stati viaggi sacri. Ora vi racconterò come.

DELFI I PARTE Helen the warrior

‘My name is Helen, Helen the warrior’

Chi mi parla così è Helen, una ragazza sui trent’anni che gestisce una piccola pensione qui a Delfi. Stiamo parlando da una buona mezz’ora io e Helen e mia madre si è ormai vagamente infastidita, non capisco se perché si sente esclusa o perché vorrebbe chiudere la porta della camera e riposarsi. ‘Madam, are you ok?’ chiede ridendo Helen. ‘ You are my favorite guest, madam, just for you I can do an espresso for breakfast’ prosegue nello smarcato tentativo di sfondarne l’iniziale reticenza e conquistarne la simpatia. ’You can choose the room you prefer’ ripete ancora.

Dopo essere partiti da una stazione degli autobus a Atene a bordo di un torpedone che ha sferragliato verso Tebe fra fabbriche dismesse e cipressi per poi inerpicarsi sulle pendici del Parnaso con a lato strapiombi da paura, giungiamo al crocicchio di ingresso alla piccola Delfi. Sotto un grandissimo e vecchissimo platano, dove scendiamo dalla corriera, si dividono due strade che proseguono nella stessa direzione, una in su e una in giù, qui un ragazzo ci invita a bordo di una macchina e, vedendoci sospettosi e disorientati da tanta gentilezza, aggiunge ‘sono dell’hotel’ e così ci porta per la via che va in su. Poche centinaia di metri dopo, ecco che una ragazza piuttosto dinoccolata con una camicia da uomo e i capelli legati, appoggiata alla parete di fianco all’ingresso della pensione mentre fuma una sigaretta, ci fa un segno di saluto, è Helen. Ci chiede come è andato il viaggio, da dove veniamo, cosa abbiamo già visto, cosa vogliamo vedere. Ha molta voglia di parlare Helen, si capisce subito. Apre tre camere sullo stesso corridoio e ce le mostra, possiamo scegliere quella che preferiamo continua a ripetere, per stasera siamo gli unici ospiti. Gli spazi sono puliti, le finiture e i mobili sono in legno, ma soprattutto dal piccolo terrazzo delle camere si gode di una vista impressionante: così tanto cielo e lo sguardo spazia fino al mare, al golfo di Corinto, scendendo lungo i declivi del Parnaso, su cui Delfi si arrocca, sopra i boschi di lecci e mandorli e poi la piana ricoperta di ulivi che, dalle pendici del monte, arrivano fino alla costa, al porto di Itea. È un cielo grandissimo quello che abbiamo davanti. ‘Great view, great view’ sottolinea Helen. È questo il momento in cui ci mettiamo a parlare e lei si appoggia allo stipite della porta. Mi chiede quanti anni ho, cosa faccio, cosa voglio fare. Ho potuto studiare, e filosofia, sono stato fortunato ‘You are lucky, your mother takes care of you, isn’it, madam?’ perché lei invece si è ritrovata senza madre e questo l’ha molto segnata. ‘Anche io ho perso mio padre, Helen’. Non mi fa finire. È diverso, mi dice, perché gli uomini contano poco, mia madre e mia sorella infatti si sono prese cura di me, non è così? È così. Invece di lei non si è preso cura nessuno, è dovuta crescere da sola, anzi lei si è dovuta prendere cura di suo fratello, come ha fatto tua sorella, mi dice, e non è stato facile, per niente facile, doveva trovare i soldi per tutto, farlo andare a scuola, che non gli mancasse niente, le racchette nuove per il tennis, e quelle costano tantissimo, e suo fratello era bravissimo a giocare a tennis anche se ora non ci gioca più e a lei piacerebbe giocare di nuovo a tennis insieme, poi ha dovuto impedire che si perdesse nella droga, riuscire a fargli mantenere un rapporto col padre che si disinteressava di loro, spronarlo a fare qualcosa nella vita, a tante cose doveva pensare Helen, la cura pratica e la cura dell’animo, a tutto doveva pensare lei, ma il vero problema sono i soldi, non ci sono mai abbastanza soldi, e di questi tempi? non si vede un turista, non c’è lavoro. Tutto sulle sue spalle, quello che c’è e quello che non c’è. Ma pensi che io sia triste o io mi disperi? No. Come ho affrontato tutto questo? Beh devi sapere che proprio da tutto questo ho imparato una cosa, che è il vero segreto della vita, e devi tenerla sempre a mente, mi dice, ascoltami bene: ‘life is a jocke’. Silenzio. Lo ripete. ‘Life is a joke. Remember and don’t forget it.’ Mi guarda fisso negli occhi, è seria, paradossalmente seria mentre dice questo. Questa sgraziata ragazza greca, che si perde dentro una camicia da uomo di una taglia più grande della sua, che si è lasciata andare a questo mare di parole con me, che forse voleva che qualcuno ascoltasse la sua storia, ora sta dicendo qualcosa per me, vuole darmi un consiglio. Ci crede davvero, vuole che io la prenda sul serio. Ti ascolto Helen, non lo dimentico il tuo slogan, life is a joke, e ancora non c’era stata l’immagine del dito coi baffi davanti alla faccia di Kate Moss. Le faccio un cenno con la testa, le braccia conserte, lo sguardo fermo. Ha capito che la sto prendendo seriamente. Ora sorride, l’atmosfera si distende nuovamente, ride e afferma con fare orgoglioso e una punta di autoironia gonfiando il petto: ‘My name is Helen, Helen the Warrior’. Eh sì, ne hai passate tante, Helen, ma per fortuna non ti prendi troppo sul serio nemmeno tu. ‘So, madam, now I leave you, see you tomorrow for your espresso’. Così Helen mi allunga la mano e me la stringe guardandomi negli occhi per poi andarsene a occuparsi delle sue faccende o a fumare un’altra sigaretta. Non è Helen la più bella delle donne, non è la più bella della Grecia né la più raffinata o compita, non ammalia schiere di uomini, lei non è un’Elena di Troia, è Helen the warrior, una ragazza che lotta, cade e si rialza, una che ha imparato a non avere paura, una che sgomitando come può non si vuole arrendere.

Mia madre rientra dal balconcino stringendo la macchina fotografica: ‘Beh, cosa avevate tanto da dirvi?’

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