LE RAGIONI ‘II’

Nel silenzio che segue le sue parole, una bianca figura si separa dalle ombre ai piedi della scala e incomincia a montarne i gradini. Una donna. Non si volta e non guarda in alto, a capo chino, sotto un velo di fitta trama. Solo un sommesso lamento ne segue la lenta ascesa. Dietro lei un’altra donna prende a seguirla intonando il canto, parimenti coperta di veli, ma neri. Salgono. Riporta parole alla bocca Medea:

‘L’odio non è che il figlio del dolore, e io non sono una donna terribile: ho fatto cose terribili. Causa ne fummo io e Giasone insieme, causa ne fu Amore. Che io possa imputare solo a costui la colpa del mio cuore spezzato? la colpa dei miei delitti? Che io non ho forse scelto? No, questo non sarebbe equo, perché se Giasone si fece amare da me, fui io a amarlo. Io lasciai la casa, io salpai con lui dalle sponde della Colchide, io per il suo amore tradì il padre e uccisi il fratello. Conosco il mio cuore, da lui fu condotto all’amore, ma poi lo scelse, anche se mai avrebbe dovuto tanto pagare. E se allora non si può separare il suo farsi amare e il mio amarlo, è però questo il pensiero che non mi dà pace, che Giasone vedeva quel che faceva, che Giasone sapeva come lui mi amava e vedeva come io lo amavo, e che dunque non poteva ignorare cosa questo in più mi comportava e a quali conseguenze mi avrebbe potuto condurre, se si fosse verificato, come poi si è verificato, che lui mi ripudiasse! E’ per questo motivo, o giudici, che io non potrò mai perdonarlo! Non per avermi lasciata per il potere e un’altra donna, ma perché lui sì è fatto tanto amare consapevole e incurante del prezzo che io, che poi scelsi d’amarlo, avrei dovuto pagare, si è fatto così tanto amare fino a generarmi dei figli, per poi abbandonarci. Egli mi ha condotta a questo, è stato causa del mio fatale errore. Capriccioso è l’amore nel cuore di un uomo, gli basta irradiarsi quel tanto che desidera, quando e quanto desidera, del tutto disinteressato dell’amore da esso causato e accresciuto nel cuore di una donna. E a ciò non c’è rimedio. Voi questo sapete, donne di Grecia, e anche se è una straniera che vi parla, non potete ingannare Era, che protegge i matrimoni, e tacciarmi di menzogna.’

‘Per quanto riguarda o voi, uomini pari e giudici, sappiate che io non ho ucciso solo i figli di Giasone, ma anche i miei! Erano anche miei figli! E forse non li amavo io con tutto il cuore? Non avrei usato ogni mia arte per proteggerli? Come una leonessa non mi sarei scagliata furente contro chiunque tentasse di sottrarmeli? Eppure io sono arrivata a ammazzare i figli. Ma non sono stata pazza né ero fuori di me o accecata dalla sola vendetta: ragionando lo scelsi per compiere ammenda, ammenda degli errori passati, miei e di Giasone. Entrambi dovevamo essere puniti, Dike lo esigeva, e io non potevo più nutrire per i miei figli che un amore malato, compromesso dall’odio per chi gli era padre. Così li uccisi, perché mai avrei dovuto amare chi me li ha generati e loro mai sarebbero dovuti nascere. Non è nel potere degli dèi e tantomeno in quello di una maga, quale mi considerate, controvertire l’ordine del tempo e mutare il passato, ma è nel potere di una donna decidere, dopo tante decisioni sbagliate, di sacrificare quanto più ama, i figli e il padre e se stessa, per riottenere giustizia. Quanto era necessario fare allora ho fatto, agli altari ho offerto libagioni di sangue amato, ma questo non estirperà dal cuore il dolore e il conseguente odio, che anzi si accresce. Così che questo sia maggior rovina per Giasone, come il suo amore lo è stato per me, il mio amore e il mio odio, che riporta giustizia, lo siano per lui, che non ha conosciuto giustizia.’

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1 commento su “LE RAGIONI ‘II’”

  1. al di là della magia delle parole, come è vero, Diego.
    Vero, ingiusto, terribile. Quando è davvero così.
    “… del tutto disinteressato dell’amore da esso causato”.
    Spero che il vento abbia soffiato (e continui a soffiare) nella giusta direzione.

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