le Seychelles sono Rainbow!

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Cosa contiene una valigia con destinazione Seychelles? Qualche costume, una crema solare, un paio di occhiali da sole, un asciugamano colorato e due o tre romanzi magari in formato ebook per risparmiare sul peso? Sbagliato. La mia valigia diretta nell’oceano indiano al largo delle coste africane contiene ben otto libri su supporto cartaceo (fra cui l’ormai noto ‘i verbi greci 2’), tre dispense fotocopiate (una delle quali nel solo greco dei frammenti di Eforo di Cuma Eolica accuratamente discerniti da Jacobi) e quattro quaderni per gli appunti. Più certo anche il mio piccolo computer, due nuovi libri in formato digitale e due app sul cellulare per il greco antico, fra cui quella del LSJ, appartenendo io pur sempre alla generazione intellettuale 2.0, come mi è stato detto. Infine non mancano chiaramente un ben fornito assetto di abbigliamento da spiaggia, il mio fido zaino e la mia torcia a forma di scimmia (sulle isole non c’è illuminazione pubblica).

 

Comincia l’avventura!

 

Il ritorno a La Digue è più faticoso del previsto e alcuni rallentamenti rischiano di guastare l’umore del ‘gruppo famiglia’: aeroporto internazionale di Mahé, l’isola capitale, lunga coda al controllo passaporti, immediato rischio di perdere il volo interno, plurime suppliche in lingue varie alle ispettrici dell’aeroporto per passare in testa, ma no, né la prima tizia ai passaporti né la seconda al chek-in per i voli interni ci permettono di avanzare di una sola posizione, conseguente perdita dell’aereo prenotato da madre con tanta cura mesi fa, agitazione di sorella, disperazione di madre, domande continue di marito di sorella: tutti vogliono che io dica una cosa diversa a una delle tizie dell’aeroporto o della compagnia dei voli interni: il disagio per essere l’unico che parla inglese e francese. Ma con addosso i miei pantaloni colorati stile Aladino e le infradito mantengo la calma e  faccio da collante per il gruppo famiglia in diaspora e da tramite fra questo e il ‘gruppo tizie seychellesi dell’aeroporto meno cordiali di un manipolo di guardie penitenziarie’, le quali non sanno su che aereo imbarcarci e vogliono farmi pagare una sovrattassa malgrado per colpa loro il gruppo famiglia abbia perso il suo volo e ora rischi di perdere il collegamento nave da Praslin (l’isola in cui ci porta il volo interno) a La Digue. Non ti pago la sovrattassa, tizia, e anzi: ’qualora perdessi i miei collegamenti e dovessi dormire a Praslin, c’è un numero per i reclami?’ Lei impassibile: ’No, non c’è’. Sparatevi, tizie, dalla prima all’ultima. 

 

Ad ogni modo, malgrado indisponenza e ritardi,  alla fine tutto si conclude bene e arriviamo a La Digue come io avevo sempre detto che sarebbe accaduto, inascoltato dall’intero gruppo famiglia, ma questa è la fine di tutte le Cassandre.

 

 

 

Da sopra il motoscafo venuto a prenderci, mentre sfrecciamo sulle grandi onde violacee degli abissi, nell’indaco di cui si coprono questi cieli nell’attimo precedente il tramonto, vedo un grandissimo arcobaleno. Non solo una striscia, ma un capo, l’altro e quello che ci sta in mezzo: tutto l’arcobaleno! Che bello! Penso sia un buon auspicio e spero di trovare la pentola d’oro alla sua fine: ho quindici giorni per cercarla e trovarla. Poco dopo, continuando a guardarlo mentre il profilo dell’isola si fa sempre più vicino, realizzo che la bandiera delle Seychelles ha gli stessi colori di quest’arcobaleno: le Seychelles sono Rainbow! Neanche a dirlo e il giorno dopo scopro che quest’anno La Digue è meta d’elezione per coppie gay alla ricerca di tropicali momenti romantici: due ragazzi che con naturalezza si abbracciano e baciano in acqua, un’altro che insegna a nuotare al suo compagno. Sorella: ‘Te l’ho sempre detto che qui è pieno di gay, solo tu non li vedevi’. Grazie, sorella, per i tuoi modi sempre garbati. Questa situazione certamente aiuta a sentirsi meno fuori contesto in uno stato in cui in realtà l’omosessualità sarebbe illegale. Uso il condizionale perché a quanto pare, e per fortuna, in questo caso c’è una certa differenza fra il ‘de iure’ e il ‘de facto’.

 

E’ così, dunque, che ha inizio questo viaggio alle Seychelles e la mia ricerca della pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, fra la jungla e l’oceano.

 

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