Cassandrai

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Si dice che il futuro sia banalmente imprevedibile. Del compiersi del fato si dice, invece, che sia imperscrutabile ai molti e incontrovertibile.

Certo non possiamo prevedere il futuro attraverso la ragione, al più possiamo stimarne ben vagliate e calcolate ipotesi fondate su un’infinità di dati, spesso, però, fallimentari data l’incostanza del suo carattere. Allo stesso modo non è dato all’uomo mutare il darsi della sorte anche quando un dio gli abbia indicato i più ascosi cammini. Non servì a Edipo il sapere dell’avvenire come maledizione fu sempre per Cassandra. Delle premonizioni l’ascolto profetico non può essere motore di una diversa direzione. Semplicemente presagisci ciò che accadrà, ma questo non dà scelta o soluzione, non reca in dote salvifici anticipi, margini di correzione a passi già scritti. Ben malasorte è allora la chiaroveggenza e arte infelice la mantica. Indovinare il futuro, si sa, porta tristezza anzitempo.

Sono sempre gli dèi a ispirare questo vedere e questo dire, presagire e profetizzare. Si dà il caso che in questi tempi di scienza e di tecnologia sia perduta la consapevolezza dell’ispirato divino e che avvenga a costui prima la parola della visione, cioè si dia prima, per facilità di chiacchiera, quel che sarà sulla punta della lingua, quasi per ischerzo, e solo poi se ne osservi la iper-reale risonanza. Una parola non collegata alle altre, non frutto del nostro logos, ma calata in mezzo a esso; è questo per volere di un dio. Il dire è allora il vedere. Tessitrice di una tela a fili spezzati, questa nuova Cassandra non contempla il disegno, ma mano a mano ne ha veduto e intrecciato un particolare, filo di un colore solo a volte. Misera, scorge lampi che il buio sordo e muto distanzia. Spesso anche per se stessa è difficile credersi.

Impara a ascoltarti, Cassandra, e non temere: godi del sapere la stessa serenità che godono i saggi, a tutti è data fine.

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1 commento su “Cassandrai”

  1. Talvolta si confondono i confini fra memoria e previsione. Mi viene in mente Tiresia, che ha presofferto tutto; ma bisogna amare davvero la vita, per essere in grado di presoffrire.
    Davvero a tutto, in questo mondo dell’approssimazione, è data fine.

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